Ecco perchè diciamo “no” alla nuova riforma del trasporto pubblico locale del Lazio
La “rivoluzione” del trasporto pubblico locale firmata dalla Giunta Rocca e Astral è partita, ma purtroppo nella direzione sbagliata. Quello che doveva essere un progetto di efficientamento si sta trasformando in un taglio lineare mascherato da riorganizzazione e come sempre a discapito dei cittadini e dei Comuni.
Ecco perché diciamo NO a questo modello:
Riduzione dei costi = Taglio dei servizi
Dietro la centralizzazione nelle Unità di Rete (UdR) si nasconde la volontà di risparmiare sulla mobilità dei cittadini, tagliando i servizi anziché renderli più efficienti con la messa a gara. Parliamo di: corse ridotte, orari incompatibili con le esigenze di lavoratori e studenti, intere zone periferiche che si ritrovano isolate. Qui non parliamo di efficienza, ma di smantellamento. Perché un taglio non si fa con la mannaia, ma eventualmente in modo specifico con il bisturi.
Qualità del servizio a picco
Le segnalazioni che arrivano dalla UDR 3 Valle del Sacco e dalla UDR 5 Valle dell’Aniene, le UDR già attive, sono allarmanti: percorsi stravolti, buchi di orario senza corse, mezzi strapieni, coincidenze saltate, corse ridotte. Invece di incentivare l’uso dei mezzi pubblici, questa riforma sta spingendo migliaia di persone a tornare all’auto privata. Per molti ragazzi raggiungere le scuole in orario o tornare a casa è diventato praticamente impossibile a causa dell’assenza di corse negli orari di ingresso e uscita dagli istituti. Molte linee privilegiano consolari e provinciali, invece di servire l’interno dei quartieri. E dovrebbe essere Trasporto Pubblico Locale! Per le persone anziane, l’unico modo per tornare ad uscire dalla propria abitazione e poter raggiungere i luoghi dei servizi primari è tramite le macchine private dei propri familiari. Non si è tenuto conto in modo adeguato delle esigenze dei pendolari: molte linee anziché privilegiare le relazioni da e verso Roma (Capolinea della metro o stazioni della ferrovia) portano a stazioni più esterne, allungando i tempi di viaggio. E si sono tagliate le corse serali: non ci sono più corse dopo le 20, addirittura per alcune linee l’ultima corsa è alle 18. Impossibile per un pendolare tornare a casa! Altro che incentivazione dei trasporti pubblici.
Comuni umiliati e cittadini abbandonati
Togliendo la gestione ai Comuni per accentrarla in Astral, la Regione ha di fatto esautorato i Sindaci, gli unici che conoscono davvero i bisogni del territorio. Oggi i disservizi colpiscono i cittadini, ma la colpa ricade ingiustamente sulle amministrazioni comunali, che si ritrovano con le mani legate e con poteri d’intervento inesistenti, potendo svolgere solo il ruolo di portavoce delle comunità. Non è stata data tempestiva informazione ai cittadini, che hanno trovato la “sorpresa” al rientro dalle ferie natalizia. Inoltre, gli abbonamenti e biglietti Metrebus Lazio non sono validi sul TPL Lazio, ma è necessario un ulteriore titolo di viaggio Metrebus Plus per ciascuna UdR, aggiungendo un danno alla beffa.
Azione chiede alla Regione Lazio un’immediata inversione di rotta:
Ripristino, seppur parziale, dei chilometri tagliati. Almeno per consentire un recupero delle rotte minime per recuperare sui disservizi gravi.
Tavolo di confronto vero con i Sindaci per ridisegnare i percorsi e comprendere i forti disagi soprattutto sulle aree decentrate.
Investimenti reali, non solo slogan sulla digitalizzazione.
La mobilità è un diritto, non una voce di bilancio da sforbiciare a spese dei Cittadini.
I Comuni non possono continuare ad essere le casse dove andare a prelevare fondi per evitare di aumentare le tasse da parte delle Regioni e del Governo Meloni.

