Le infrastrutture sono il vero motore dello sviluppo territoriale
L’idea di un aeroporto civile a Frosinone è ancora al centro del dibattito politico regionale: Antonello Antonellis, segretario provinciale di Azione Frosinone, definisce “pretestuoso” il no del presidente Rocca al progetto. Al di là della polemica, il confronto riporta in primo piano un tema cruciale: il ruolo strategico delle infrastrutture nello sviluppo economico dei territori.
Secondo Antonellis, un’opera come uno scalo aeroportuale non va valutata solo nell’immediato, ma nella visione di lungo periodo. «Basta guardare a Parigi o Londra» — sostiene — per capire che molte grandi capitali hanno creato infrastrutture complesse anche in contesti urbanizzati, generando valore industriale, turistico ed economico non solo per la città ma per intere regioni.
Ed è proprio qui che si concentra la questione: le infrastrutture sono abilitatori di sviluppo, non semplici servizi. Non si inseriscono in un territorio già sviluppato: lo trasformano. L’assenza di collegamenti ad Alta Velocità, indicata da Rocca come ostacolo principale, è letta invece come un falso problema da chi sostiene l’opera. Non è necessario attendere che tutti i tasselli siano già al loro posto per avviare un progetto strategico: spesso un’infrastruttura genera, attorno a sé, le condizioni per il successivo sviluppo della rete di trasporto.
Storicamente, ogni salto di crescita in Italia è stato accompagnato da investimenti infrastrutturali: l’autostrada del Sole negli anni Sessanta, la Roma–Firenze ad Alta Velocità negli anni Ottanta, i grandi interventi portuali e aeroportuali degli anni Duemila. In ogni caso, la logica è stata la stessa: prima l’infrastruttura, poi il volano economico.
Il territorio della Ciociaria e, più in generale, del Lazio meridionale mostra un potenziale significativo: un bacino industriale diffuso, un settore turistico ancora inespresso e un patrimonio ambientale e culturale spesso sottovalutato. In questo scenario, un’infrastruttura aeroportuale — anche di taglia media — potrebbe moltiplicare le opportunità:
In un mondo sempre più connesso, le aree che crescono sono quelle capaci di offrire infrastrutture moderne, intermodali, sostenibili. L’Italia, da decenni afflitta da lentezze autorizzative e scarsa capacità di visione, rischia spesso di perdere occasioni preziose.
La sfida sollevata da Antonellis, al netto delle posizioni politiche, è chiara: che idea abbiamo del futuro dei territori interni?
Vogliamo lasciarli ai margini o dotarli degli strumenti per diventare poli produttivi e turistici competitivi?

