Il presidente Rocca commissario straordinario per l’investimento non basta alla Novo Nordisk che delocalizza.
Lo stabilimento italiano di Novo Nordisk ad Anagni era destinato a diventare un hub europeo per la produzione di farmaci anti-obesità e diabete. Un investimento previsto di oltre 2 miliardi fino al 2029 era la prospettiva del progetto complessivo: un impatto materiale notevole sul lavoro e la sua stabilità sensibile a livello di territorio.
L’azienda danese ha annunciato lo spostamento della produzione verso la Spagna, presso lo stabilimento di Rovi a San Sebastián de los Reyes (Madrid), in particolare dei farmaci Ozempic e Wegovy.
Per quanto le produzioni di altri farmaci, per Catalent e Bristol Myers Squibb continuino, alcuni segnali inequivocabili hanno determinato l’allarme dei sindacati locali: il licenziamento di un manager, il mancato rinnovo dei contratti interinali gettano senza dubbio un’ombra sul futuro occupazionale nel settore.
La provincia di Frosinone si trova ad affrontare una doppia sfida: da un lato la perdita della prospettiva di un forte investimento; dall’altro il timore concreto di perdere produzione, competenze e occupazione qualificate.
Il 7 luglio scorso il presidente della Regione Rocca era stato nominato dal governo commissario per l’investimento NovoNordisk ad Anagni: una mossa che intendeva probabilmente rassicurare l’azienda, ma anche mettere il cappello della giunta su un’operazione di sicuro impatto positivo sul territorio.
In una nota ufficiale, riportata sul sito della Regione Lazio si leggeva infatti:
L’iniziativa [l’investimento di Novo Nordisk ndr] sarà affiancata da politiche a sostegno dell’ecosistema dell’innovazione, attraverso sinergie tra imprese, università e centri di ricerca, con percorsi di formazione avanzati e piattaforme tecnologiche condivise. A supporto dello sviluppo del polo industriale, la Regione Lazio ha approvato, il 3 giugno scorso, un accordo con Astral e il Comune di Anagni per il completamento dell’asse viario in località Selciatella, con un investimento di oltre 2,9 milioni di euro destinati a migliorare l’accessibilità e la competitività del territorio.
Non è bastato. O non sono bastate le azioni concrete per mantenere ad Anagni una produzione che è sì sottoposta alla fortissima pressione competitiva su questo tipo di farmaci, dovuta all’impennata della loro diffusione sul mercato americano – ma che ha bisogno di un ecosistema infrastrutturale che in Italia in generale e nel Basso Lazio in particolare latita, a partire dai costi dell’energia e dalla carenza di infrastrutture.
Dal punto di vista di Azione, per il Basso Lazio, che ha già vissuto crisi industriali nel settore tradizionale, la riduzione della produzione presso Anagni potrebbe accelerare un fenomeno osservato altrove: perdita di posti di lavoro qualificati, riduzione delle opportunità per i giovani, peggioramento del tessuto manifatturiero.
Anagni era stata individuata come polo farmaceutico avanzato, un passo verso l’alta tecnologia e l’innovazione: se la produzione viene spostata si rischia anche di svuotare la promessa di valorizzazione delle competenze locali e delle filiere esperte.
Dichiara Antonello Antonellis, segretario provinciale:
La crisi di prospettiva produttiva ed occupazionale di Novo Nordisk, ad Anagni, allunga un’ombra sul futuro della provincia, già segnata dalla profonda crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino. Inoltre è di questi giorni la bocciatura del governo all’ipotesi di estendere i benefici della ZES alle province di Frosinone e Latina, confinanti con territori nel perimetro ZES. Tanta era la fiducia nell’investimento di Novo Nordisk, speriamo sia l’ultima notizia negativa per un territorio ormai agonizzante
Senza una politica industriale forte, l’Italia rischia che settori che stanno scomparendo lascino dietro sé territori penalizzati, come ha sostenuto anche di recente Carlo Calenda (Quotidiano Nazionale).

